Centro di Relazioni Umane

Il Centro di Relazioni Umane di Bologna riferito a Edelweiss Cotti, si propone di costruire una cultura di cittadini che non hanno più bisogno di psichiatri. Dà consigli, se richiesti, per evitare i ricoveri e liberarsi dagli psicofarmaci.

Maria Rosaria D’Oronzo, fondatrice del Centro di Relazioni Umane, salentina di nascita, vive a Bologna dove svolge la professione di psicologa. Sostiene, pratica e divulga in tutta Italia un approccio non psichiatrico nel campo della salute mentale.

Nel 1992 incontra il Dott. Giorgio Antonucci all’Autogestito, reparto dell’Ospedale Psichiatrico “Lolli” di Imola. Da quest’incontro fondamentale, scaturisce l’idea di dedicare, proprio all’esperienza del reparto Autogestito, la sua tesi di laurea intitolata: “L’approccio non-psichiatrico al dolore morale”.

Inizia la sua collaborazione con Giorgio Antonucci, nel 1992 grazie alla sinergia e all’esperienza condivisa, pratica ed approfondisce il tema che più le sta a cuore: ribadire la necessità del “prendersi cura” della sofferenza umana da più punti di vista, contemporaneamente.

 “Prendersi cura” della sofferenza da un punto di vista esistenziale, culturale, sociale e, attraverso lo strumento del dialogo, mettere sempre al primo posto la reciprocità e la dignità delle persone.

Qualità queste, la reciprocità la dignità e il dialogo, che normalmente ignorate dalle istituzioni psichiatriche, sono da lei viste come unico punto di forza per restituire chiarezza nel rapporto medico paziente, nonché responsabilità e autonomia alle persone.

Maria D’Oronzo è stata presidente del Telefono Viola di Bologna fino al 2008, ma il suo cellulare continua squillare anche lontano dai luoghi di lavoro.

Sempre presente col suo contributo ad eventi pubblici associativi, seminari, assemblee e interviste e, supporta a titolo gratuito, altre esperienze che si fanno spazio sul territorio; nello specifico diffonde e preserva il lavoro del Prof. Antonucci come unico modo per svelare e sconfiggere la discriminazione psichiatrica e culturale e, di tutti quegli orientamenti psicologici e medici che condizionano e coercizzano il sentire e il pensare del paziente.

Non è una novità infatti che in tutti questi anni, la dott.ssa D’Oronzo sia stata la sua insostituibile collaboratrice e che spesso è stata la voce di Antonucci nei convegni e nei luoghi in cui lui non ha potuto essere presente.

Ma, come i più intimi sapranno, è stata anche una sua preziosa amica, che è riuscita a dare sostegno e calore umano sia a lui e sia all’amata moglie Noris, per tutto il tempo della lunga malattia che lo ha portato via nel novembre del 2017.

Dalla morte di Giorgio, la dottoressa D’Oronzo ha ripreso il lavoro già iniziato con lui nel 2015 di trascrizione dei suoi taccuini personali.

centro-relazioni-umane.antipsichiatria-bologna.net